Donne bianche, auto e soldi, tanti soldi!
Donne bianche, auto e soldi, tanti soldi!
L’incredibile storia di Jack Johnson.

Il nostro nome - EVADERE - e uno dei temi che più ci piace approfondire - il pugilato - non sono state scelte casuali. Salire su un ring dopo mesi di preparazione, trovarsi di fronte ad un altro uomo, entrambi a mani nude, e dover combattere, puntando a buttare giù l’avversario prima che lo faccia lui con te, porta ad un annullamento totale del resto. Tutto quello che circonda i due uomini, nel momento di massima concentrazione, non esiste più, non fa parte del gioco, non è contemplato.
C’è una sorta di alienazione in questa atmosfera, un’esclusione del proprio essere da quella che è la realtà quotidiana e da ciò che può essere una distrazione, positiva o negativa che sia. Ed “EVADERE” è stato scelto come nome proprio per questo motivo. Perché sul ring, durante una sessione di sparring o durante un allenamento con il sacco, la mente evade, e va in un luogo non ben definito, in cui l’uomo vive il cosiddetto “flusso”, un luogo in cui l’uomo migliora ad un’intensità impressionante sia il suo io fisico, che quello mentale, senza subire la contaminazione di diversivi esterni.
Noi, purtroppo, non lo possiamo provare, ma crediamo fortemente, che fosse proprio questo che faceva Jack Johnson, più di un secolo fa. Johnson viveva il momento sul ring come un’evasione da ciò che lo circondava: sul ring non era più un nero che doveva chinare la testa di fronte ad un uomo bianco, sul ring era solo un uomo che doveva “spaccare” la testa ad un altro uomo!

John Arthur Johnson nacque da una famiglia di schiavi liberati, in Texas, e dopo aver passato gran parte della propria adolescenza nelle battle royal (combattimenti tra soli neri, per l’intrattenimento di soli spettatori bianchi) decise di intraprendere la carriera di pugile vista anche la prestanza fisica di cui disponeva (190cm X 91Kg).

Il solo fisico però non era sufficiente come ingrediente per la creazione di un pugile fuoriclasse: il caso volle che Johnson trovasse il suo vero mentore in prigione, in Joe Choynski, dopo essere stati entrambi arrestati per essersi affrontati in un incontro clandestino.

Grazie ai consigli di Choynski, Jack vinse prima nel 1903 il titolo mondiale dei pesi massimi per pugili di colore, poi nel 1908 il titolo mondiale dei pesi massimi contro Tommy Burns. Quest’ultimo incontro venne tenuto in Australia, e fu da molti insinuata l’invalidità della competizione (tanto per l’esito indesiderato che per fatti reali). Così Jack dovette affrontare nel 1910 Jim Jeffries in quello che era considerato l’incontro del secolo, valevole per la salvaguardia dell’orgoglio bianco, ma al quindicesimo round i secondi di Jeffries gettarono la spugna: Jack Johnson aveva vinto ed era indiscutibilmente il migliore e i suprematisti bianchi dovettero farsene una ragione (non senza problemi, le rivolte e le manifestazioni portarono alla morte di 23 afroamericani e 2 bianchi).

Per i sostenitori della difesa come miglior arma da sfoderare sul ring, Johnson è uno dei migliori interpreti di questo stile di combattimento. Bisogna riconoscere in Jack un pioniere della difesa, tecnica che lo rendeva un pugile attendista. Uno dei primi pugili ad essere in grado di controllare gli incontri per molti round prima di iniziare davvero a colpire l’avversario. Grande utilizzatore del jab, dotato di velocità impressionante per la sua stazza e maestro delle finte, Jack era solito addirittura sorreggere l’avversario per farlo riposare qualche secondo, e per prolungare l’incontro a vantaggio della spettacolarità.
In molti incontri il, Gigante di Galveston (regione in cui era nato) si metteva addirittura a parlare e scherzare con la gente a bordo ring nel bel mezzo dell’incontro , mentre subiva o sferrava un’attacco!!!

Come molti campioni contemporanei, Jack Johson era anche un atleta consapevole della propria fama, tanto da affermare di ispirarsi a Napoleone come uomo venuto dal nulla in grado di conquistarsi denaro e successo con le proprie fatiche. E furono proprio le sue dichiarazioni frutto di egoesaltazione ad attirargli contro attacchi spregiudicati e antipatie da parte dell’America bianca.

Amante dell’opera, degli abiti eleganti di alta sartoria e delle belle donne, si sposò, con ben tre donne bianche, causando grande sconcerto e disgusto nel pubblico razzista, tanto da essere per tutta la vita perseguitato da attacchi intenti a minarne la carriera: nel 1912 venne accusato di favoreggiamento alla prostituzione per aver acquistato un biglietto del treno che portava da uno stato all’altro un’amante bianca.

L’accusa lo costrinse a fuggire dagli Stati Uniti, per poi ritornarvici nel 1920 accettando di scontare la pena. Nel 2018, su pressioni dell’attore Sylvester Stallone, fu graziato (ironia della sorte) dal presidente Trump, più di un secolo dopo la condanna.

Riconosciuto da tutti è anche l’amore di Johnson per le auto di lusso e per la velocità su strada. In un aneddoto si racconta che dopo essere stato fermato e multato da un poliziotto per eccesso di velocità, costretto a pagare la mora di 50 dollari, pagò il doppio della somma all’agente e gli suggerì di tenersi il resto viste le sue intenzioni di infrangere il limite di velocità anche nella strada di ritorno. Ma fu proprio su uno dei suoi mezzi preferiti che Jack Johnson perse la vita: dopo non essere stato servito in un ristorante per via del colore della pelle, nella furia di cambiare posto e trovare un altro ristorante, si schiantò con l’auto contro un palo del telegrafo, perdendo così la vita all’età di 68 anni.
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