James Jeffries: il pugno del saldatore.
James Jeffries: il pugno del saldatore.
La storia di un uomo dall’enorme forza e dall’incredibile resistenza.

Molti lottatori ed atleti in genere, possiedono un fisico che deriva dai lavori che hanno eseguito prima di diventare dei professionisti nel loro ambito sportivo. Uno di questi è sicuramente James Jeffries.

James possiede già a 16 anni un fisico fuori dal comune: è alto 180 cm e pesa più di 90 Kg. Questo è dovuto sia agli anni passati in miniera che a quelli passati a saldare i metalli. Partecipa a risse organizzate con i suoi colleghi e qui viene riconosciuto in lui un certo talento per la nobile arte.

Interessato dal guadagno che poteva generare un solo incontro di un’ora, decide di andare in California e tentare la carriera da pugile. Qui diviene sparring partner di Jim Corbett, e dopo pochi anni si ritrova ad affrontare il temibile Bob Fitzsimmons per il titolo mondiale(1899), vincendo e divenendo campione mondiale dei pesi massimi.

James Jeffries è un’atleta dalle prestazioni fisiche impressionanti: ha una forza ed una resistenza fuori dal comune, che gli permettono di reagire e mettere al tappeto un avversario anche dopo varie riprese. Inoltre ha la fama di essere un pugile dal pugno pesante: rompe le costole a 3 avversari durante incontri validi per il titolo!
Sulla qualità atletiche di James sono molti i racconti che si fanno: si dice che sia capace di correre i 100 m in meno di 10 secondi, e che una volta abbia persino portato sulle spalle un enorme cervo, appena cacciato, per oltre 14 km.

Nonostante le grandi gesta, si ricorderà di lui soprattutto per essere stato uno dei protagonisti dell’incontro che doveva affermare la superiorità dei pugili bianchi su quelli di colore: nel 1910, dopo ben 5 anni dal ritiro, James affronta Jack Johnson affermando prima dell’incontro: “Sono tornato sul ring solo per dimostrare che un bianco è meglio di un ne**o!”. L’incontro finì con la resa di Jeffries, che affermerà poi di non poter battere Johnson nemmeno tornando alla sua condizione migliore, e riconoscendo in un atleta di colore il campione del mondo dei pesi massimi.
Old school tattoo per necessità.
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